Petracavallo, un gioco diVino!

Petracavallo, un gioco diVino!

Vini Petracavallo? Adesso posso affermare di avere degustato dei vini di qualità eccellente in piacevole compagnia dei  titolari della cantina: Vito D’Onghia e Melinda Altamura.

L’Azienda agricola D’Onghia si trova nel territorio di Mottola, terra di gravine e villaggi rupestri. Immersa nella tipica
macchia mediterranea spontanea, tra il Salento e l’alta Murgia, a pochi chilometri dal golfo di Taranto, Mottola è un
punto strategico per gli scambi commerciali tra il versante jonico e quello adriatico.

Di proprietà dei Padri Conventuali, la storia della Masseria Petra Cavallo è decisamente importante e passa attraverso la leggenda secondo cui nell’estate del 1220, San Francesco, di ritorno dall’Egitto e dopo essere stato ospitato per alcuni giorni a Mottola, si sarebbe intrattenuto con alcuni fedeli poco prima di San Basilio, presso la masseria esistente nota per l’appunto, come Petra Cavallo.

Come segno tangibile del suo passaggio, il Padre Serafico di Assisi avrebbe lasciato l’impronta del suo viso impressa sulla pietra che utilizzò come cuscino durante il suo soggiorno.

Nel 1809, dopo la soppressione degli ordini religiosi voluta da Murat, la masseria fu tolta ai Padri Conventuali e, a metà Ottocento, fu acquistata dal barone massafrese Ferdinando Notaristefano, insieme alla sorgente di un campo vicino, il pozzo delle Matìne.
Noto per il suo forte senso religioso e conoscendo la leggenda che legava la Masseria al Santo di Assisi, il barone cambiò il nome della masseria da Masseria Petra Cavallo in Masseria San Francesco, diede il nome del fraticello a uno dei suoi figli e fece costruire una piccola cappella in onore del Santo.

Vito D'Onghia e Melinda Altamura.
Vito D’Onghia e Melinda Altamura.

Durante gli anni del brigantaggio, non lontano dalla masseria si trovava il covo dei briganti guidati da Rocco Chirichigno, detto Coppolone. Nel 1861 l’affittuario della masseria era l’esattore comunale mottolese Giuseppe Antonio D’Onghia che un giorno, durante una violenta discussione, schiaffeggiò in pubblico un suo gualano. L’uomo, umiliato dal gesto e dalle parole, lasciò che i briganti lo catturassero e lo portassero dal loro capo, gli raccontò la lite e convinse Coppolone a dargli una lezione.

Il giorno dopo, i briganti irruppero nella Masseria San Francesco e padron Giuseppe si nascose nel grottone, situato al di sotto della proprietà. Fingendo di avere paura, il gualano lo seguì e fece strada ai banditi che lo catturarono e lo legarono a un albero infestato di formiche, dove vi rimase fino alla consegna del riscatto. Questo episodio dimostrò come l’intera proprietà fosse facilmente attaccabile e per prevenire incursioni esterne e tenere sempre sotto controllo tutti i suoi beni si decise di chiudere la corte.

Primitivo Wine Petracavallo

Dopo la Prima guerra mondiale, la masseria fu messa in vendita e nel 1922 venne acquistata dai fratelli Gennaro e Giuseppe Leogrande che dopo due anni divisero sia il terreno che l’immobile: la zona a nord, con il fabbricato più antico, andò a Gennaro; la costruzione più recente, voluta dai D’Onghia, andò a Giuseppe.
Intanto la Masseria continuò ad avere un’importante attività agricola e pastorale dove s’intensificò l’allevamento di capre, pecore, mucche podoliche, equini, suini, colombi, galline e tacchini; si allevarono animali per la produzione della carne e di ottimi prodotti caseari.
Si verificò un evento strano: i tacchini nascevano storpi e spesso morivano.

Gli abitanti della Masseria iniziarono ad associare questo fenomeno al fatto che la chiesetta, ormai sconsacrata e abbandonata, era usata per le covate dei tacchini. Maria Miccolis, moglie di Gennaro Leogrande, ne parlò con il mottolese Don Alessandro Curci che le consigliò di riconsacrare la chiesetta. Da quel momento ogni domenica arrivava un prete in calesse da Mottola o da Castellaneta per officiare la messa. Vennero celebrati anche matrimoni, e il fenomeno scomparve.

Dal 1928 iniziarono i lavori per l’ampliamento della strada Mottola-San Basilio che incrementò di molto la viabilità e determinò l’abbandono dell’antichissimo Tratturo Regio Martinese adiacente la masseria e che, fino ad allora, aveva contribuito a una buona economia di tutta la zona, mettendo in contatto la zona salernitana con Matera, fino alla Murgia di Martina Franca. Molti di quelli che attraversavano quei percorsi stringevano amicizia con gli abitanti della Masseria San Francesco, tanto che i rapporti umani si tramandavano di padre in figlio, e l’ospitalità offerta era nota tra i viaggiatori usuali.

Nel secondo dopoguerra furono fatti importanti lavori di manutenzione, ristrutturazione e sviluppo della masseria e fu così che tra il 1957 e il 1958, per non frazionare troppo l’intera proprietà, i fratelli Leogrande, ormai anziani, affidarono la conduzione dei loro beni e terreni a alcuni dei loro figli. Oggi la Masseria è abitata da tre famiglie, tutte imparentate tra loro: Giuseppe D’Onghia (figlio di Vito D’Onghia e di Elisa Leogrande), Diego Ludovico (figlio di Marco Ludovico e Nicoletta Leogrande) e Gennaro Leogrande (figlio di Vincenzo Leogrande) con sua madre Maddalena D’Onghia.

Vito D’Onghia

Dopo la presentazione delle etichette chiedo al proprietario Azienda Agriola, Vito D’Ongia, informazioni sulla storia della cantina e prontamente mi risponde:

“ È partito tutto quasi per gioco, con tanto entusiasmo da parte mia e tanta esperienza da parte di mio padre: una sorta di scommessa tra noi due. Da un lato c’ero io, giovane viticoltore follemente innamorato della mia vigna, della mia terra e con il desiderio di produrre un vino il più possibile artigianale, come quello che mio nonno mi faceva assaggiare da bambino. Dall’altro c’era mio padre, Peppino, viticoltore con molti anni di esperienza alle spalle. Grazie ai suoi consigli e ai suoi suggerimenti oggi possiamo bere un vino artigianale, naturalmente buono.”

Melinda Altamura

Melinda, compagna e braccio destro di Vito, ci racconta lo spirito che anima questa giovane azienda agricola:

“Per noi, produrre vino naturale e artigianale vuol dire proprio questo: produrre un vino che sia espressione del territorio in cui si sviluppa, trattando la terra e la vigna col massimo rispetto, accompagnando l’uva nelle varie fasi della sua trasformazione, da materia prima a bevanda imbottigliata e pronta da consumare, con una sua storia da assaporare e degustare.

Press Tour – Giornalisti

I vini Petracavallo sono ricavati da uve coltivate in vigneti con metodi tradizionali, non trattati con pesticidi, subiscono fermentazioni spontanee senza aggiunta di lieviti di altre uve, con un basso quantitativo di anidride solforosa e senza enzimi o additivi.
Abbiamo sposato la filosofia di lavoro del vignaiolo che, in base al territorio, al clima e alle stagioni, segue il suo vino grazie all’esperienza e alla competenza artigiana, senza additivi o processi invasivi.”

La degustazione delle etichette della Azienda Agricola Petracavallo è stata affiancata da salumi e formaggi tipici del territorio.

Sotto la saggia guida del sommelier Frank Maglio e dei produttori Vito D’Onghia e Melinda Altamura  di degustare quattro diverse tipologie della produzione vinicola di questa fantastica cantina:

 

Negramaro Petracavallo

 

In merito alla produzione Vito spiega: “I nostri vini sono ricavati da viti a spalliera di uve autoctone di Primitivo, Negroamaro e Fiano e sono tutti prodotti nel pieno rispetto della tradizione, della natura e dell’ambiente, il che ci permette di lasciare invariato il gusto, il profumo e il colore del vino.
Il processo di produzione segue la tradizione e le regole a cui si affidava mio nonno: l’uva viene rigorosamente raccolta a mano, gli acini vengono separati dai raspi e poi si procede con la macerazione delle bucce senza lieviti aggiunti. Si prosegue con la spremitura per mezzo dell’antico torchio della mia famiglia per arrivare alla fase finale della fermentazione spontanea in botti d’acciaio e si arriva alla conclusione del processo produttivo con l’imbottigliamento manuale”.
La cantina, durante la stagione estiva, organizza diverse attività di enoturismo quali Wine Tour ed Escursioni.

Petracavallo si trova a  Mottola – Terra delle Gravine
C.da San Francesco 162 – Mottola (Ta) Puglia Italy
Mob: +39 349 8941598
info@petracavallo.wine

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